Aprile 2026

     Il tradimento

01/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, è la notte del tradimento, è la notte oscura che appresta il potere al demonio che entra in Giuda per darmi tradimento e sentenza di condanna. Per me non ci sarà appello.

E a quanto è stata venduta la mia vita? Solo 30 denari. E da chi è venuto l’inganno, la feritoia per potermi raggiungere e colpirmi? Da un mio apostolo, per cui ho avuto tanta cura e attenzione, posto alla mia sequela, a cui ho dato ogni mezzo alla sua via di riscatto e al raggiungimento alla santità.

Giuda mi ha tradito perché ha visto i prodigi e il potere espresso nei miracoli. Egli ne voleva usare Iddio stesso per i suoi fini umani e temporali, mentre Io sono venuto non per essere ristretto alle ambizioni dell’uomo, ma per il soprannaturale disegno di salvezza e redenzione.

Egli non si è fatto remore, come Lucifero, di anteporsi  a Dio. Anzi, ha cercato persino di adoperarlo e piegarlo ai suoi schemi, preda com’era delle sue ambizioni e grandezze.

Qual è il peccato più abnorme di Giuda? La superbia. Sarebbe bastato che fosse tornato pentito a me che ancora gli si sarebbe aperta una via di remissione e rinascita, un conseguimento anche alla santità tramite la sua purificazione.

Giuda ha bestemmiato contro lo Spirito Santo. Non si è piegato al Volere Divino, ma ne ha cercato nella sua azione manipolatoria di piegare il Volere Divino per uniformarlo ai suoi scopi, e dinanzi all’evidenza del fallimento della sua perversa opera, deluso e umiliato, invece di porsi al suo ravvedimento con una missione rinnovata di apostolato e preghiera, egli ne ha dato morte alla sua vita.

Molti cercano di dare una nuova immagine a Giuda, di affrancarla, ma nelle mie parole è già decretata la sua sentenza: “Sarebbe stato meglio per lui che non fosse mai nato!”. Ha tradito e decretata la morte del Signore suo maestro e salvatore, non ne ha accolto la sua misericordia e il suo sacrificio, ritenendolo inutile e rovinoso, una sconfitta senza alcun merito e speranza, calpestando così il Divin Sacrificio e ogni sua liberazione, togliendo ad esso ogni suo senso di effetto di bene se non la perdita di una definitiva morte che perisce tutto con sé stessa.

In tutti i tempi sussistono i Giuda in questo mondo, ogni secolo ha i suoi, e sono coloro che, soprattutto, mi si sono fatti più vicini, che ricoperti di tanti onori nella Chiesa, e per questo più consapevoli e responsabili, ne hanno usato la loro condizione sacra per utilizzare Iddio per i loro fini e ambizioni. Hanno adoperato il loro prestigio, il posto onorevole occupato, per dare colpi e accuse ad innocenti che ne davano intralcio al loro cattivo cammino o che ne davano luce alle loro perverse coscienze, o fatto uso delle anime per condurle alla perdizione. Sono questi che, non pentiti e perseveranti nel loro cattivo agire, occupano i baratri degli inferi.

Ma pure voi, figli miei, seppur non in modo così eclatante e diretto, pure voi tradite il vostro Signore ogni volta che peccate, che vi ribellate al volere di Dio. Solo che poi, ponendovi in pentimento e lavandovi nel mio Preziosissimo Sangue, ne ricevete il perdono, la remissione e rinascita a vita nuova, proseguo nell’unione col Padre Santissimo nell’eternità che vi attende.

Coloro che però, non pentendosi, non si appellano alla misericordia divina, che rifiutano il piano di salvezza, che imprecano contro il Santissimo perennemente sino alla fine, a quale giudice ricorreranno per averne giustificazione e condono? Quale sarà per essi la sentenza, se non la condanna eterna?

Vi benedico.

 

     L’agonia del Getsemani

02/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, è la notte oscura, la notte delle tenebre e del tradimento, la notte dell’abbandono e dell’addio. È la notte che apre la porta alle potenze del male che non solo varco, ma debbo penetrare per sondarne l’intera potenza maligna e vincerla per voi nel darvene ogni purificazione.

È la notte della lotta, e in primis la lotta con me stesso nel fare violenza alla mia Persona perché accolga e assorba l’intero peccato degli uomini, berlo per metabolizzarlo dentro di me e darvene ogni liberazione.

È la battaglia contro le forze demoniache che devo affrontare per darvene vittoria.

Io entro, entro nell’orto del Getsemani e le sue profondità. È notte piena, non varca nessuna luce. Sono Io che la penetro con la mia sofferenza e ne patisco, ne patisco l’incomprensione e la solitudine, il disprezzo e il rifiuto umano, e ne affronto lo scontro da solo, con una solitudine che mi ha squarciato il Cuore, che nel mio rinnegamento, l’abbandono e il disamore provato me ne ha spaccato l’interiorità sino alle viscere. Quale tormento e stillicidio ne ho patito, ma l’ho vinta, ho vinto ogni sua oscurità e ostilità proprio nel dono della mia Persona. Ecco, Io vado a morire per farvi vivere.

In questa notte vi ho lasciato in dono me stesso nel mio Corpo e Sangue dato a voi, fino a lasciare il dono del sacerdozio che ne perpetua l’Eucaristia nei secoli. Vi ho donato il mio dolore immane patito per voi, che è fuoco d’amore che nel dolore tutto riarde e ne brucia le intere vostre scorie alla mia offerta.

Ecco, Io sono il nuovo agnello sacrificale, sono la vostra rinnovata Pasqua che stipula la nuova alleanza nel dono di me, del mio Sangue a vostro riscatto. E se nel sangue dell’agnello dell’Antico Egitto, nella notte oscura che ne ha bagnato gli stipiti delle porte, al passaggio della morte ne ha dato liberazione da essa nella prigionia dell’Egitto, dalla sua idolatria, quanto più il mio Sangue divino ve ne dà ogni vittoria.

Oggi chi vive di me, della mia santa alleanza che nel mio Sangue infuso ne sigilla la mia appartenenza, vi è la sua salvezza, sicché egli non conoscerà la morte eterna.

Figli, se nella notte del giovedì santo allora ho accolto la solitudine e lo strazio della mia emarginazione, lo stillicidio della mia Santissima Passione, se ne ho accolto l’agonia nell’orto del Getsemani, oggi non solo se ne tramanda il ricordo, ma si perpetua nei secoli la sua agonia per le creature, poiché sempre si ripresenta il tradimento, l’abbandono, la lotta contro il demonio.

Io vi passo avanti e combatto sempre per voi.

Ma oggi Io cerco i miei consolatori, gli amici fedeli che mi stiano accanto, che non solo in questa notte non mi abbandonano, ma ogni dì si nutrono di me, del mio Corpo e Sangue, che si facciano le mie vene che permettono il fluire del mio Divin Sangue in modo che circoli nel mio corpo mistico e ne porti il suo antidoto di salute che dà retrocessione al diavolo e alle sue potenze, che dà riscatto e guarigione ai tanti fratelli nel vostro percorso.

Cerco coloro che sempre, come Maria, pur distanti mi accompagnino, preghino alla mia opera di salvezza, che siano il balsamo che viene posto sul mio Cuore squarciato per le ferite, il rinnegamento e il disamore degli uomini, che siano le mani che asciugano il mio sudore di sangue, che non mi lasciate solo. E se voi non vi sarete dimenticati di me, potrò io dimenticarvi di voi?

Vi benedico.

 

     La risurrezione

05/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, è il giorno del trionfo, il giorno dell’esultanza, il giorno della vittoria. Cristo è risorto: è veramente risorto. Egli, che ha attraversato nel suo spirito, con la sua energia creatrice divina, la morte, l’ha superata, l’ha vinta, andando oltre di essa, facendo delle sue stesse carni umane, carne immortali.

E mediante di lui tutti coloro che in lui avranno creduto, amato, servito, coloro che in lui si saranno infusi, ne riceveranno la medesima immortalità.

Il Signore ha vinto in sé, nella sua potenza di risorto, ogni barriera, ogni argine che limita. Ha oltrepassato e schiacciato nella sua vittoria l’intero impero satanico, il peccato ed ogni male compiuto sulla terra. Niente si può anteporre alla sua resurrezione.

Il Signore ha varcato e spezzato tutti i sepolcri che tenevano prigionieri e reclusi in essi le anime per aprire le porte del regno, che ora sono spalancate per tutti quelli che, seguendo il salvatore, vorranno accedervi.

Dopo la sua morte egli è disceso nelle carceri eterne, nelle quali erano rinchiusi i giusti di tutti i tempi, gli innocenti, i profeti, i patriarchi, i martiri, lo stesso Santo padre Giuseppe, che, finalmente riaperte le porte del cielo, sono potuti, nel loro grido di esultanza, salire alle altezze divine, e finalmente entrare nella patria celeste.

Chi più può ormai ostacolare la via al cielo? Tutti quelli che si immergono in Cristo, che lavano le loro vesti sporcate dal peccato, vengono purificati nel suo Sangue versato e ricreati a nuova vita di rinascita e grazia.

A chi per prima il Signore è apparso dopo la sua resurrezione, se non alla Madre sua? Seppur i Vangeli non ne fanno menzione, è apparso a Maria che stava esanime, come una creatura battuta e spenta, affranta dal dolore vissuto da non avere più forze: ella non aveva preso sonno né cibo, completamente prostrata.

Alla visione del Figlio risorto e splendente come non mai, presente al suo sguardo vivente, ella ha ripreso vita, risorgendo umanamente nelle energie fisiche e morali. E quale gioia provata, quale felicità. Un figlio ritrovato vivo e trionfante.

Perché la Madonna ha dovuto subire così tanto dolore? Ella doveva vivere il suo abbandono spirituale, il suo straziante dolore, facendosi così colonna portante alla redenzione di Cristo. Ne è stata collaboratrice nella sua via di tribolazione, parto di riscatto per ogni uomo. I suoi dolori sono andati oltre la morte, accompagnando il Figlio con la preghiera, con la sofferenza, con l’amore, con il suo sostegno e vicinanza che ne ha dato in premio la sua anticipata risurrezione.

Il risorto ha già vinto, ma richiede e ricerca anime fedeli e amanti che, come la Madre sua, si pongano ad essere come lei collaboratrici, anime redentrici, anime feconde di santa maternità, m lo potranno solo se prima esse stesse si sono fatte risorte in Dio. Non si può essere infatti redentivi e dare nascita di vita, se non si è anime risorte.

Date quindi, figli, tutti i vostri limiti, le vostre miserie e colpe, le onte commesse, tutto ciò che limita il vostro amore a Dio, che prendendole in sé le renderà vittoria e vi renderà, nella sua potenza di resurrezione, vita libera, rinnovata, purificata da ogni male e santificata dalla sua presenza, che ve ne rende atti a dare redenzione ovunque con la vostra opera, con la vostra orazione, con ogni vostro atto che ne sparge e diffonde la sua perenne e vivificante vita di resurrezione.

Vi benedico.

 

     Chi mi cerca mi trova

07/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, chi è che mi cerca? Chi crede fermamente nella mia vittoria?  Perché chi cerca trova, e, se realmente vengo cercato nel proprio desiderio, tutti mi troverebbero.

È ciò che accada alla Maddalena, che piange perché non trova il mio corpo nel sepolcro che è vuoto. Non c’è più la mia salma. Piange con dolore, è disposta a varcare chissà quali luoghi e persone per ritrovarmi. E a tale sincera veemenza è soccorsa da visioni di angeli che la rassicurano. Io stesso le vengo in soccorso rallegrandola e confortandola della mia presenza.

Ecco, il Signore è vivo e risorto!

E cosa ne faccio di chi si pone alla mia ricerca? Che vive della mia fede costante, del mio anelito? Ne faccio apostoli della mia risurrezione, e come la Maddalena li invio nel mondo in modo che diano l’annuncio della mia vittoria.

Io ho varcato e compenetrato i tempi, le dimensioni, i limiti umani, le loro vicissitudini, gli inferi e le sue potenze, ogni morte per superare ed avere trionfo su di essi. Come potreste darne l’annuncio di tale vittoria, se non dando testimonianza con la vostra vita, con l’orazione, con la Santa Parola vissuta, con la carità profusa, in tutto ciò che vi è possibile nel testimoniare l’amore di Dio? Ne dareste visione ai vostri fratelli della risurrezione di Cristo che va oltre ogni esistenza e morte, nella quale tutto si fa relativo, poiché tutto passa, che ogni cosa ha il suo termine, ma che tutti i problemi in Dio vengono risolti, ché egli li ha già sconfitti, che ve ne ha dato in cambio una vita superiore di immortalità, ché vi ha creati per essa, per la vita eterna.

A che pro, infatti, avere fede, operare nel bene, dare testimonianza, esercitare la carità, vivere in santità, se non sussiste la risurrezione, se non è presente la vittoria di Cristo? Se non ci fosse tale realtà a che servirebbe darne ogni annuncio? Ne perde il senso. Non varrebbe la pena vivere l’unica esistenza data per testimoniare ciò che non sussiste, se non ci fosse l’altra vita che vi attende, quella vera, l’eterna.

E come farvi testimoni della risurrezione, se non stando sempre fissi e infusi a Dio che ve ne dà le forze, che ve ne irradia il pensiero, ve ne ricarica del suo amore, che vi riempie delle sue potenze creatrici e risorte che vi rinnovano continuamente a nuova vita divina che si innesta in voi, e tramite essa, voi la diffondete intorno a voi.

Se però prima non c’è la mia ricerca, il mio desiderio, la brama della mia Persona, come potrete? Solo nel mio anelito di ricerca di chi mi vuole, voi ne avrete la fede e potrete vivere della mia resurrezione.

Vi benedico.

 

     La buona morte

08/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, come è soave e santo consacrarsi a San Giuseppe ed offrire e porre il proprio transito alle sue mani. Egli, protettore della buona morte, se ne prenderà carico, vi recingerà tutti intorno con la sua difesa e impetrazione per darvi una morte benedetta, in primis per far sì che il vostro incontro con l’eternità sia fortificato e arricchito dei Santi Sacramenti, in modo che si muoia nella grazia di Dio.

Farà sì che ne siate pronti spiritualmente e, per i molti, che non sia una morte cruenta o tribolata e sofferta, ma nella pace, senza timore, come chi si assopisce tra le mie braccia e si sveglia alla mia casa senza aver attraversato le angosce dell’agonia.

Giuseppe vi preserverà dalla morte improvvisa e vi sarà accanto nel passaggio della vostra dipartita. Non avrete paura, poiché vi sentirete accompagnati e protetti come un piccolo che si addormenta sul grembo di sua madre.

Forse che vi rendiate conto o siete coscienti nel momento in cui state addormentando? E così come accade quando voi entrate nel dolce sonno, ove tutte le facoltà e le membra ne prendono ristoro, ugualmente sarà per chi avvolge il suo trapasso nelle mani di Giuseppe.

Ah, se tutti si consacrassero a lui, se si facessero con la loro adesione i suoi figli. Affidandogli particolarmente la propria morte, pregandolo e offrendogli Sante Messe, egli perorerà la vostra causa nel trapasso, come nel giudizio, vi sarà vicino assistendovi in purgatorio, per chi non avesse ancora raggiunto la sua piena purificazione, e ne abbrevierà il tempo. Giuseppe vi porterà salvi al cielo.

Beati coloro che hanno cura della propria anima e, comprendendo la propria fragilità di creature e creature peccatrici, chiedono soccorso ai santi. E quale grande e potente santo in San Giuseppe!

Se sapeste quante anime giungono agonizzanti impreparate, piene di spavento, tormentate, non pronte. Per tutta la vita non se ne hanno dato pensiero del proprio transito, pensando di essere eterni, giungendo così al loro esito finale sgomenti, indifesi, senza nessuna recinzione spirituale.

Quanti pregano per i moribondi? Le moltitudini se ne fanno dimentiche, pur se tutti sanno che dovranno varcare questo momento.

Pregare San Giuseppe, che è padrone dei moribondi, si fa essenziale, poiché se non c’è stata preghiera per loro rimarranno indifesi, ultimi tra gli ultimi. Il demonio, per rivendicare il suo diritto, ne darà battaglia alla quale non resisteranno. Se invece tali anime saranno recinte e protette dalla preghiera intorno ad esse, questa formerà la parete della misericordia e non potranno essere colpite e né essere attaccate dai nemici, per poter essere salvi e andare alla patria celeste.

Figli, molti pensano che sia una data protratta nel tempo, così lontana, ma non si muore solo nella tarda età. E quanti, pur improvvisamente, giovani muoiono e si ritrovano completamente sparuti, disorientati, sgomenti dall’altra parte della vita, non pensando che sussistesse, pensando che non ci fosse altro all’esistenza terrena, e realizzando, prendendo coscienza della presenza della realtà soprannaturale, dato che si è fatto per essi ormai tardi, molti ancora rifiuteranno l’incontro con Dio, non conoscendolo e non amandolo.

Cosa si potrà fare più per loro? Cosa resterà per essi? Se non c’è stato il soccorso della preghiera altrui, dell’amore fraterno che ha interceduto per loro, che hanno dato supplica alla loro rinascita all’eternità, essi si faranno i poveri dei poveri.

Non c’è povertà più grande, sprovvisti come saranno di qualsiasi fede e difesa, di meriti e virtù.

Urge, c’è bisogno, necessita che preghiate per le anime morenti, per le morti improvvise, perché vi facciate quelle reti che li traggono dalle cadute ai precipizi oscuri e che li ritraggono di nuovo in alto, al sicuro della protezione divina.

Vi benedico.

 

     La pietra scartata si fa edificazione al cielo

09/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo”, dice la Parola, la roccia, la trave che ne ha dato l’intera edificazione alla casa. Ed è ciò che è accaduto per me, che vilipeso, rifiutato, perseguitato, crocifisso, considerato abbattuto e sconfitto, sono divenuto la pietra basilare su cui si erge l’intera costruzione della Chiesa, che ne dà sostegno e riparo per la salvezza di tutti.

Similmente è ciò che è accaduto e accade a tutti quelli che hanno seguito le mie orme, che come me sono stati e sono emarginati, umiliati, posti all’angolo della loro accusa da innocenti, percossi e rifiutati, ma che nella loro tribolazione offerta a me ne hanno sostenuto e dato vita alla santità della Chiesa e vita di grazia ai fratelli.

È ciò che ugualmente è accaduto e accade nel corso dei secoli a quanti sono rimasti fedeli alla mia fede, soprattutto per i malati, gli anziani abbandonati, per gli infelici e figli con disabilità lasciati ai loro letti di dolore, considerati inutili e peso per la società, la cui sofferenza invece, data a Dio, si fa così preziosa. Essi sono sempre quei parafulmini che arretrano la mano di Dio che può battervisi contro, ma ne fanno discendere invece misericordia e grazia.

È lo stesso che accade per quante spose e madri, ritenute inferiori nel loro genere e nelle loro mansioni, seppur gravose, che sottoposte, umiliate, sovraccaricate, vengono ritenute ultime in così tante parti del mondo e nella stessa casa, mentre sono state nel corso della storia, e ancora oggi, il pilastro che ne ha dato e mantenuto vita alla famiglia e dato corpo al fondamento sociale.

È ciò che è accaduto e accade per le suore di clausura, considerate nel mondo infruttuose, superflue, perché non è visibile la loro opera fattiva, seppur esse sono le braccia che si elevano all’alto per impetrare per tutta l’umanità il soccorso e le benedizioni divine.

Figli, non guardate a come valuta il mondo e quale sia il pensiero comune. Il Signore pensa inversamente ad essi, vede con altro sguardo, giudica secondo la sua sapienza, osserva con il cuore e secondo verità, e non secondo le grandezze e i fini umani, non secondo le apparenze e ciò che brilla esteriormente.

E di ciò che è considerato nulla, inefficace, secondo il ragionamento dell’uomo, se offerto al Santissimo Padre si fa utilità massima per il bene comune. Ciò che sembra perso, scarto, rifiuto, dato a lui si fa ricchezza di ogni provvidenza. Se offerto nell’amore, puro nella propria povertà, Iddio ne riversa il dono della sua santità, rendendola abbondanza per tutti.

Non pensate, quindi, che la vostra misera vita così nascosta e sconosciuta, non rilevante agli occhi del mondo, sia un fallimento, una perdita che nessuno mai ricorderà, come un’orma che passa e si cancella col tempo. Se è donata al Padre vostro, egli ne farà lo scrigno prezioso e vi ammanterà del suo tesoro nei cieli.

Iddio non dimentica nessuno, nemmeno un respiro dato a lui, ogni atto di bene, ogni palpito che ama. Tutti potranno dimenticarsi di voi, ma per il Signore mai. E di un’esistenza misera, pur banale per gli altri, egli ne fa, nella propria donazione al suo Cuore, un fiore meraviglioso da porre nel suo giardino, una casa adornata di ogni bellezza nella quale egli stesso ne prenderà dimora, e nella quale molti altri ne troveranno riposo.

E della pietra scartata dai costruttori della terra, egli ne fa la pietra d’angolo per l’edificazione al cielo.

Vi benedico.

 

     La divina misericordia

11/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, è la festa della divina misericordia, il più grande attributo di Dio che scaturisce dal suo infinito amore per voi. Tutto nasce per la divina misericordia e senza di essa niente sussiste.

È per la divina misericordia che voi ricevete la vita, la sua provvidenza, la preparazione e l’accesso all’eternità. È per suo merito che voi ne ricevete il perdono ai vostri peccati e la grazia che vi rigenera nello spirito. Tutto quel che ricevete, nei doni materiali come nei doni spirituali, vi vengono dati per essa.

Iddio conosce tutte le vostre miserie, i vostri limiti. Vi ha creato lui. Ve ne ha forgiato le membra e infuso il suo alito. Conosce le profondità della vostra interiorità e la scadenza del vostro tempo. Ed è per questo che ha per le sue creature un’illimitata misericordia, una pietà infinita, una pazienza che oltrepassa ogni vostra comprensione.

Tutto è dettato dalla sua volontà per la vostra salvezza. Tutto è improntato all’economia della conquista della vostra esistenza al cielo.

Per poter entrare nel Regno vi è però richiesto che anche voi vi facciate operatori di misericordia, creature che danno il loro perdono all’offesa altrui, poiché solo nel perdono c’è il proseguo della vita, la sua riconciliazione e unità con l’altro, la vostra rinascita. Poiché, se voi non date giustificazione e riscatto al vostro fratello, come potrete ricevere la vostra di remissione dal Padre celeste?

Per essere portatori di misericordia dovete infondervi nella divina misericordia del Santissimo Padre. Solo se compenetrati ad essa voi riuscirete a viverla, a parteciparla nel farvi come le arterie che portano in circolo il sangue della sua misericordia all’intero organismo.

Ecco, siete sempre pronti all’accusa e a porvi su seggi alti da giudici implacabili nel dare sentenza all’altro per ogni minima offesa, a vostra difesa, mentre di voi vi date ogni giustificazione seppure il vostro comportamento sia errato. Non sapete valutare voi stessi, guardarvi in verità, ma siete sempre pronti a dare condanna di morte al prossimo. Chi vi potrà dare nuova visione nel vostro pensiero, nell’empatia da provare nel soccorso al fratello, se non tuffandovi nel Cuore Divino del Cristo che ve può effondere e dare luce al vostro spirito?

Vi ricordo però che la misericordia per essere autentica, vera, fattiva, deve vivere nei parametri che vi indico, e cioè che sia educativa, riparatrice e rigenerante.

Oggi, che si è diffuso quest’insegnamento fallace, per cui per un falso pietismo, per un fine infingardo e subdolo che si nasconde e si camuffa in misericordia, per cui tutto in suo nome vada accolto così come è, compreso il peccato, è questa una falsa interpretazione di una compassione malata per cui niente vada respinto e va accettato anche ciò che è malsano, lasciando la situazione così come è, e questi venga considerata misericordia.

Non è così, figli miei. Si perdona e si accoglie sì il fratello, ma lo si rieduca al cambiamento al bene, lo si ammonisce e lo si indirizza a una nuova via, così come il vostro Signore afferma e ha fatto nel Vangelo: “Va, e non peccare più”. O come ha detto al paralitico sanato: “Non peccare più, perché non ti accada di peggio”.

Molti, per non combattere, per non prendere impegno, per una falsa pace, lasciano le cose come sono seppur sbagliate nell’altro. Si deve fare ripartire la propria misericordia esercitandola nell’aiuto al prossimo alla redenzione, alla riparazione del malfatto, a non rimanere passivi in modo che il male possa inoltrarsi e continuare, ma porvi rimedio.

La misericordia deve essere rigenerante per riformarvi a nuova vita di salute nello spirito e rinascita alla grazia. Essa richiede il suo sacrificio, si fa lotta con sé stessi per porsi all’azione del suo risanamento. Non è una falsa quiete per non avere disturbo, e questi si chiami misericordia quando non ci si adopera al cambiamento delle situazioni, per quanto vi è possibile, come invece è richiesto nella vostra opera che deve porre nella concretezza la divina misericordia.

La misericordia deve scorrere come l’acqua pura del torrente: se non arginata alla sua cura il male diviene un pantano melmoso che ristagna nella sua putredine.

Chiedete al Signore l’equilibrio e la forza di vivere una misericordia sana, chiedete al Signore crocifisso, che ha perdonato i suoi crocifissori, ma che nel suo Sangue ne ha dato testimonianza di riparazione e redenzione.

Chiedete alla Madre addolorata, che non ha inveito contro i nemici del figlio, ma si è posta nell’offerta del suo dolore materno alla loro liberazione.

Pregate perché la misericordia si faccia, nel suo perdono, estirpazione del male per rinascere alla vita nuova di Cristo.

Vi benedico.

 

     La vera famiglia in Dio

13/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, quel che è carne è carne, quel che è spirito è spirito, quel che è materia alla materia perisce. Quel che è spirito si innalza al cielo e si fa eterno.

Voi, che date così priorità ai legami di sangue, ai consanguinei, ai familiari od anche amici, nei rapporti vari che incontrate nel cammino terreno, questi vi si fanno essenziali, a volte idolatrici, mentre Iddio dà priorità e preziosità alle relazioni vissute nello spirito.

Potete ben costatare quanto, anche tra i vostri cari, i rapporti si facciano molte volte contrastanti e dolorosi. Spesso c’è una lotta in chi vive la virtù e in chi sceglie il peccato, in chi la verità e in chi la menzogna, chi si pone al servizio e chi ne usa a suo vantaggio e ne richiede la supremazia, in chi scelga la fede e in chi vi si opponga.

Invece, tra le creature con le quali condividete il pensiero, la fede, l’amore di Dio, ad essi vi plasmate e vi intendete, vi comprendete, poiché siete uniti alla stessa meta e ideale.

Il Signore pone il grano buono con la zizzania proprio per far sì che la bontà dell’uno aiuti l’altro al suo cambiamento al bene.

Cosa dovete fare, quindi voi, figli miei: non amare i vostri familiari che vi si oppongono? No, ma aiutarli ad infondere in essi i valori dello spirito per farli rinascere a una vita di grazia, per quanto vi sia possibile e nei mezzi che il Padre Santissimo vi ha dato, dato che ora siete in tempo per farlo con la vostra opera e l’unione a Dio.

Infatti, ciò che è carne perisce e va perso, e vi troverete nel giudizio finale ad una spaccatura: una parte dell’umanità, che ha partorito l’altra, che sono stati intrecciati da vincoli di ogni parentela, si troveranno di fronte a una divisione che si farà eterna.  

Chi non è rinato, non è risorto allo spirito ed è rimasto alla sua carne verrà posto ognuno nel luogo che ha scelto, e sarà divisione per sempre, per cui i figli saranno divisi dei genitori, sorelle dai fratelli, spose dagli sposi, perché se uno è stato santo non può perire con il peccatore che non si è emendato. Chi si è fatto del nemico, e che ne ha acquisito la sua natura e ne ha perpetuato le sue malvagie azioni, non può giubilare con Cristo nel gaudio con i giusti. Il giudizio è sempre, in primis, personale.

Voi direte: “Quanto dolore e quale dolore si troverà in questa spaccatura”. No, figli miei. Il Santissimo Padre darà smemoramento di ciò che più non appartiene a lui, che si sono fatti estranei alla sua sostanza, e dei vostri stessi parenti e conoscenti che lo hanno rifiutato, in modo che la vostra gioia sia piena e perfetta, mentre i dannati ne conserveranno la memoria a loro maggiore pena.

Bisogna, come dice il Vangelo, rinascere dall’alto, rinascere in Cristo che vi ha dato nuova vita, vita nello spirito, resurrezione che si attua con l’adesione a lui e al suo insegnamento, con un’esistenza virtuosa, innestata ai beni celestiali, nell’amore di ogni carità che fa decadere tutte le opere inique e vi rende figli di Dio nella vostra piena coscienza ed unità.

Iddio, per aiutarvi in questo processo di evoluzione alle santissime altezze, vi ha dato una Madre celeste che vi rendesse più conformi e atti a comprendere la conoscenza del Divin Padre per acquisirne la sapienza del suo amore, che ve lo rende amabile e desiderosi di seguirlo.

Il Padre creatore vi ha offerto, tramite la Madonna, un grembo, il suo grembo immacolato che ha facoltà di partorirvi alla vita di grazia, a un’esistenza superiore e divina. Se vi date a lei, ella vi forgia, vi porta in gestazione per riformarvi a creatura degna, compenetrata ai suoi elementi, nei quali sono stati posti la forgia dello stampo di Cristo, per far sì che ne prendiate la sua immagine ed essere ricreati a nuovi cristi.

Maria vi dona le ali per volare in alto e vi ricrea a nuova famiglia, a una figliolanza divina generata nel sangue di suo Figlio che vi rende uniti e veri fratelli, e che vivranno nel Regno di Dio.

Vi benedico.

 

     La perseveranza alla persecuzione

16/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, ecco, dice San Pietro nella prima lettura agli uomini e capi del popolo che gli chiedono di arrestare la predicazione della fede in Cristo, nel cui nome gli apostoli hanno riempito Gerusalemme, e per far sì che sia smessa l’accusa dell’uccisione del loro maestro a loro condanna, egli ne dà risposta che non bisogna ubbidire agli uomini, ma al volere di Dio, che è quello di credere in lui, di diffondere il suo Verbo per darne salvezza.

È il medesimo insegnamento del Vangelo, che ribadisce che ciò che viene dal cielo è superiore alla terra. Ciò che è del cielo è eterno. Ciò che viene dalla terra è terra, e ad essa perisce. Ciò che viene dal cielo è verità, mentre il mondo vive della sua menzogna.

Non è il cielo che deve piegarsi i compromessi del mondo, ma è il mondo che deve plasmarsi e conformarsi al cielo che è verità indissolubile e perpetua, il vero sommo bene. Cosicché, quando venite ridicolizzati, vessati perseguitati, poiché siete adempienti alla parola del Vangelo, sia in ambito familiare, lavorativo, sociale, quando venite considerati fuori del comune, strani, se non fuori di testa perché siete ferventi nel vostro credo, se non addirittura degli esaltati, non date ascolto e perseguite coerenti.

Beata pazzia, quella dell’amore di Dio. Non sono sempre stati considerati pazzi i santi di Dio?

Certo, può essere dura tale perseveranza. Io, vostro Signore, ne ho conosciuto ogni fibra di dolore nella persecuzione ricevuta dai nemici, dall’incomprensione e dalla divisione di molti. Attendetevi, quindi, se siete miei seguaci, che tanti si ammantino pure di buone scuse umane per colpirvi, che si ricoprano e si nascondano persino nel nome di Dio per dare giustificazione e ragione alla loro ostilità dinanzi alla vostra fede considerata troppo intrepida, costante e amante.

Cosa dovete fare? Voi guardate fisso solo a me e per me agite. State come raggomitolati e rifugiati nel grembo del mio Divin Cuore e non temete, perché Io sarò dinanzi a voi. Sappiate che nella fede in me e nella vostra opera che non si piega alle ragioni del mondo, alla mentalità comune, voi siete già i salvati, i predestinati all’eternità, mentre per coloro che vi avversano e vi rifiutano facendosi menzogneri nel loro doppio comportamento tra Dio e la logica umana, ecco cosa dice il Vangelo: “Iddio è su di essi. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna. Chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.”.

Figli miei, Iddio è la misericordia senza limiti, è una pazienza che non ha misura e che si fa palese nella attesa della conversione dell’uomo. Egli è colui che continuamente si fa medico e cura le vostre infermità, si fa il contadino operoso e sapiente che non fa che lavorare il vostro appezzamento di terreno, che è l’anima vostra: la dissoda dalle pietre, la concima e la irrora, ne segue la coltivazione e la sua fruttificazione.

Ma se al termine di ogni tentativo avrete rifiutato, ne avete calpestato l’intera sua opera di cura, ne avrete dato disprezzo al suo amore salvifico, cosa vi resterà, se non la sua ira, se non la sua giustizia?

Si va palesando nel pensiero comune che non ci sia pena al vostro trapasso, ma siete nell’errore. Chi avrà perseverato e combattuto verrà premiato, ma per chi si è posto contro la volontà di Dio andrà saldato il suo conto alla giustizia divina.

Figli miei, è solo una manciata di anni questa vita sulla terra. Potete comprendere l’eternità che invece vi attende? La vostra esistenza, come quella dei persecutori e degli ingiusti, ha il suo termine, e voi dalle vostre persecuzioni ne riceverete la consolazione.

Nella Santissima Volontà adempiuta, che è perenne nella sua azione, ne vivrete e ne avrete il suo beneficio ed accredito di riscatto, al quale più niente potrà anteporsi e avere fine.

Vi benedico.

 

     Quale la vera opera? Quale la vera offerta?

17/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, nella prima lettura di oggi si staglia la figura di Gamaliele, fariseo molto stimato a Gerusalemme. Egli prende le difese degli apostoli che sono posti a processo, a causa della dottrina sparsa del nome di Cristo, e ammonisce i giudicanti di non commettere un grave errore nella loro accusa basandosi su casi precedenti di falsi profeti che, però, proprio a causa di una dottrina puramente umana, sono tutti decaduti.

Se invece questi apostoli dovessero professare una fede del vero Dio niente li abbatterà, il tempo stesso ne sarà giudice. Perché quindi accanirsi contro di loro? Se Iddio opera in essi non siate voi poi a combattere contro Dio stesso.

Quest’episodio insegna. Come fare discernimento? Come poter riconoscere se l’opera dichiarata e divulgata nel nome di Dio sia vera? Figli, ne porta il suo annuncio veritiero quando in essa sono stampati gli stessi connotati del Signore, ne porta il sigillo dei suoi elementi, il tratto della sua fisionomia spirituale.

L’opera perdura nel tempo, si fa eterna come Dio e ne scavalca i secoli, rimanendo sigillata nei cieli: niente la potrà dissolvere, nessuna persecuzione, dolore, ingiuria od altro. Essa vive della sua verità, poiché porta riflessa in modo indelebile e integrale l’insegnamento del Signore: opera nel suo amore e nella sua misericordia e nella sua gratuità.

Se l’opera fosse falsa prima o poi si smaschera nel suo errore, è limitata nel tempo perché umana e ciò che è umano ha la sua scadenza. Quando la sua derivazione è divina vive diffondendo il suo bene senza ricerca di sé, mentre, se non appartiene al cielo, essa richiederà sempre il suo compenso in denaro, in visibilità e ammirazione, fosse pure per dare come scopo oscuramento a Dio, darne confusione ed errore alle genti e spargere il fumo di Satana.

Tutto ciò che viene dal Signore l’altissimo deve, nella sua offerta a lui, vivere della sua genuinità, e pur nel poco dato egli lo evolve, lo maggiora, ne fa nutrimento per molti.

È quello che è accaduto nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: nell’offerta pura e generosa di un fanciullo il Signore ne ha moltiplicato dando nutrimento a una moltitudine.

Quando invece l’offerta non è autentica vive del suo compromesso, della sua vanità, della sua ricerca di ricambio. Il Santissimo Padre distoglie lo sguardo da essa e non la accoglie, non la evolve e lascia che si riveli nel suo fallo e che si disperda.

Ciò che erra, nascondendosi nelle cose divine, può anche inizialmente attrarre con la sua apparenza, fare i suoi fuochi d’artificio, ma poi essi si spengono e si fa buio tutti intorno.

La preghiera vi aiuta. Pregate lo Spirito Santo. Egli rivela sempre la sua natura e ciò che è e ove è la sua presenza. Quel che non gli appartiene, non ne porta nessun frutto.

Figli, voi stessi siete l’offerta da portare al Santissimo, per quanto minima e piccola nel suo dono. Se data con cuore veritiero e amante, se partecipa in Dio, essa si fa eterna e santa, ne porta riflessa in sé gli elementi divini con cui il Signore ne darà beneficio e grazia per molti.

Vi benedico.

 

     Ove incontrare il Signore?

18/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, Io vi chiedo: “Figli, avete incontrato il Signore? Lo avete realmente incontrato?”, poiché se così fosse, la nostra vita sarebbe stata stravolta, non sarebbe più quella di prima.

Ecco, il Signore passa, bussa ai vostri cuori. Io vi voglio incontrare e se aprite la porta al mio incontro ne lascio il segno tangibile della mia presenza nella vostra vita. Non saremo più due entità, ma vi farete uno, vi fonderete a me in un’unica essenza.

Quanti, pur venendo in chiesa e dicendo alcune preghiere, affermano di credere, ma poi continuano a vivere sempre allo stesso modo. Fanno compromesso con il mondo, continuano a peccare, ad essere preda degli stessi vizi. Dicono di aver incontrato il Signore, di avere fede, ma poi sono così spenti, indifferenti, senza nessun ardore verso di me. Portano rabbia e rancore verso il fratello e non perdonano, abbandonano i genitori, non hanno cura per gli altri. Ma chi hanno incontrato?

È una fede, la loro, che è solo una parvenza esterna che non ha sostanza. Solo quando si adempie al divino insegnamento si potrà dire di aver incontrato Dio, poiché, come afferma il Vangelo, chi mi ama ubbidisce ai miei comandamenti.

La vera fede richiede costanza, perseveranza, coerenza. Non può contrapporsi con il proprio vissuto alla Santa Legge, affermare una cosa e viverne un’altra. Quando mi amate sinceramente temete di ferire il mio amore e non peccate, temete di ferire i vostri fratelli miei figli. Quando non sussiste questo santo timore, quale amore avete?

Iddio vi accompagna lungo la via dell’esistenza e fa di tutto per far sentire la sua di presenza, ma voi non la avvertite. Fa di tutto per farsi vedere e riconoscere in ciò che vi circonda, ma voi non vedete. Fa di tutto per farsi udire nei suoi mille modi in cui parla, ma voi non ascoltate. È lì, a tutti gli angoli delle strade che percorrete, ma voi andate oltre.

Cosa accade nel Vangelo di oggi? Che i discepoli di Emmaus incontrano me, il Signore risorto. Seppur inizialmente non mi riconoscono, lasciano che Io faccia il percorso della strada insieme, si pongono attenti agli insegnamenti delle Sacre Scritture e alla Santa Parola ascoltata ardevano nel cuore, dato che il loro spirito era desideroso di amare Dio, della sua ricerca e conoscenza, e ne hanno recepito il suo ardore. Anime pronte a dare accoglienza ed ospitalità, sì che mi hanno invitato a condividere con loro il desco, a darmi riparo per la notte, e ne hanno avuto in cambio, alla loro ricerca di verità e di carità sincera, di poter comprendere chi fossi, la rivelazione della mia Persona nella benedizione dello spezzare del pane che il Cristo è dinanzi ad essi.

 Il Signore vostro in me è vivo: vive con voi se voi lasciate che Io condivida la vostra vita. Ma voi, mi pensate vivo, presente, attivo, o sono rimasto chiuso nel sepolcro?

Sono il risorto che opera e che vuole partecipare di voi. Ma voi siete disposti a prendermi nel vostro cuore? Ad accogliermi nella vostra casa? Ad avere una relazione d’amore con me? O mi oltrepassate perché volete essere voi gli artefici di voi stessi? E come mi potrete allora incontrare e conoscere, se non come i discepoli di Emmaus nello spezzare il pane dell’Eucaristia? Se i vostri occhi sono appesantiti, il cuore indurito, se non sapete aprire le braccia al mio incontro, sappiate riconoscermi nello spezzare il Pane eucaristico nel quale mi offro a voi, che si spezza per voi per darvi ogni nutrimento di grazia e salvezza.

Mi dono tutto per voi, ma voi siete però pronti a spezzarvi con me, a farvi mia sostanza, anime eucaristiche?

Ma come mi ricevete nella Comunione, come vi rapportate ad essa, come vi intessete di questa mia sostanza divina, corpo e sangue mio dato a voi, che deve farsi vostra stessa carne e sangue? Lo potrete se vi farete fusi a me, se vi offrite con me, se amerete con me, se vi darete con me. Allora sì che potrete dire: “Ho incontrato il Signore, ancor più, egli vive con me, è in me”.

Non sarà più un incontro, ma una storia che sussiste e perdura per sempre.

Vi benedico.

 

     La vera misericordia

22/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, affermo oggi nel Vangelo: “Ecco, Io sono venuto nel mondo per compiere la volontà del Padre mio”, che è quella di portare alla salvezza ogni creatura che nasce sulla terra, che nessuna di essa possa andare perduta, tramite la mia opera che è un’opera di risanamento, di conversione e liberazione.

Sono venuto a braccia aperte, nel mio amore che si spalanca a tutti, per dare conversione dal peccato che è la base, la piattaforma su cui il demonio può risiedere e costruire l’intera sua cattiva azione a vostro danno. Sono venuto per darvi liberazione da lui e dalle sue orde che occupano l’uomo e lo rendono prigioniero.

Sono venuto per darvi guarigione dalle ferite del cuore con cui la vita vi ha colpito, poiché da tali ferite aperte e non curate ne viene arrestato anche il percorso spirituale.

Nei tempi passati questa condizione del male che perseguita il bene, e il bene che ribatte cercando di risanare il male, era più palese. Due fazioni distinte nelle loro opposte realtà ed anche evidenti.

Oggi, invece, il demonio si è fatto più subdolo e ardito, prendendo potere dalla forza del peccato commesso, così ampliato e diffuso che ha tolto difese ad ogni suo argine. Gli si sono aperte più strade che un tempo erano precluse, cosicché è entrato negli ambiti più sacri della Chiesa, ne usa gli stessi operatori, a volte gli stessi ministri proprio per portare a confusione le anime con distorsioni nel magistero, con diramazioni di diverse interpretazioni sulla Santa Parola, che divengono un marasma di caos nel quale i fedeli non comprendono più la via certa da seguire.

Il nemico sa camuffarsi pur nel poco bene compiuto, che diviene come lo specchietto delle allodole per portare maggiore la sua devastazione, per portare le creature alla perdizione usando persino le cose di Dio.

Sussiste, sempre per opera del nemico, un pensiero errato nel concepire e diffondere una misericordia malata, che nel nome dell’accoglienza si fa recettiva dello stesso peccato, di una misericordia divina che tutto concede e prenda in sé anche lo stesso male, che non ricerca nessun emendamento. È questa una condizione che si fa legaccio del demonio, poiché l’uomo rimane non liberato dalle sue catene, non guarito dalle sue ferite. Una misericordia che si svuota della sua cura e della sua rigenerazione, lasciando il male così, ove era.

Come mai si propaga questo falso insegnamento che si nasconde nella sua identità di perdono e di remissione d’amore, ma ne occulta il suo intendimento peggiore che è quello di non curare l’uomo? Questo accade perché non c’è vera fede in me, non si viene realmente a me, non si crede in me, perché Io sono venuto per dare cura all’umanità, per sanarla, e senza di me, senza Cristo, non c’è salvezza. Svuotata la mia misericordia della mia opera di risanamento ne perde il suo senso e l’intento di ogni ricreazione.

Nella prima lettura i cristiani vengono perseguitati a causa del mio nome. Saulo, con le sue truppe di soldati, li avversa e li fa incarcerare pensando di operare in nome di Dio, di farlo a sua gloria, e molti dei cristiani fungono in Samaria e oltre per non cadere alle sue mani, ma essi non demordono nel loro apostolato, nella predicazione della Santa Parola, nel dare aiuto alla conversione, per aiutare a sanarsi dai mali, nel liberare dall’opposizione del diavolo le genti.

Oggi, se fosse svolta questa medesima azione di evangelizzazione, di guarigione, con quest’amore e questa fede fervente in me, nonostante le persecuzioni, altro che grida sentireste di liberazione: un urlo straziante e comunitario si leverebbe nella sua forza su tutta la terra.

Voi non siete capaci di vedere e fare discernimento che ci siano moltitudini occupate dal maligno, e che le anime soffrono portando su di esse grosse catene, ma quanti si adoperano a questa mia opera di salvezza e di risanamento? Pochi, e a questo motivo Io stesso dovrò intervenire, portare la mia Persona sulla terra, porre le mie mani e al mio monito dire: “Satana, esci da questo mondo!”. Si leverà allora il più alto grido che denoterà la vostra liberazione. Io stesso dovrà venire a portare ricreazione all’umanità così malata.

Vi benedico.

 

     Quale il vostro rapporto eucaristico?

23/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, quanto più l’anima si distacca dal compromesso con il mondo e si rifugia in me, quanto più si distacca dalla dipendenza dell’uomo, dal suo giudizio, della sua affettività, e si fa libero in me, che si innalza il suo spirito in Dio, e tutto ciò che si fa poi distante e lontano, privato delle sue attenzioni e primati affettivi, questi verranno ridonati e ritorneranno poi alla creatura, che però li vivrà non più secondo sé stesso, ma secondo l’amore di Dio.

Nel Vangelo, torno a ribadire che sono il Pane disceso dal cielo, che chi mangia di me vivrà in eterno, che chi si nutre del mio corpo e beve il mio sangue ha in sé la mia vita e non conoscerà la morte, poiché egli si nutre e si abbevera di colui che è la vita eterna che non può perire, gli viene innestata la sua natura.

Se ala la creazione del mondo e dell’uomo il Santissimo Padre vi h infuso il suo alito creativo, dandovi la prima esistenza nelle facoltà fisiche del moto, del pensiero, di un’anima che vibra del suo spirito, Iddio vi ha dato poi un dono ancora più grande nel darvi suo Figlio, me stesso, il mio corpo offerto a voi che si spezza a vostro cibo, che si offre nel suo sangue a vostra bevanda, perché ha voluto darvi di più, farvi sua fusione, parte di sé, sua sostanza: non più creature separate e distinte, non più di poco inferiori agli angeli, ma sua essenza, sua divinità. Vi eleva a sé. Quale dono maestoso, magnifico, di quale grandezza, del quale non potete capirne l’entità del suo valore.

Ecco, Iddio con voi crea la sua storia di una nuova creazione, vi fa figliolanza divina in cui il suo stesso Cuore rintocchi, la sua anima viva, il suo di pensiero vibri: vi plasma a sé, ma ne richiede anche la vostra parte. E come? Qual è il vostro rapporto con l’Eucaristia, come mi ricevete, figli?

Vedo moltitudini che vengono a ricevermi in peccato mortale. Molti vanno sì a confessarsi, ma non si confessano bene. Estromettono spesso alcuni peccati, o perché non li ritengono tali, o perché se ne sentono dispensati, o perché ne hanno troppa vergogna, ma vanno comunque continuamente a ricevermi nel peccato. Ma può poi colui che è l’Immacolato fondersi con essi per ottenere l’effetto della vita ricreata, se non siete nella grazia? Anzi, precipitate maggiormente nella morte.

E con quel desiderio ci si viene a comunicare, con quale ardore? Vi dico che in molti vengono con indifferenza, con abitudine, con tiepidezza. Il loro pensiero e il loro cuore sono altrove. Ma l’Eucaristia, che è sostanza d’amore, con chi vuole incontrarsi se non con l’amato? E se non c’è anelito all’incontro, come può l’ardore del fuoco incontrarsi con il gelo?

E ricevutomi, come mi si accoglie? Si dialoga con me, ci si pone in raccoglimento? E seppur si rimanga in silenzio, si è adoranti, mi amate, oppure si è già distratti, già si parla con il vicino, già correte subito via dimentichi? Ma quale Comunione c’è stata? Se così fate, cosa avete ricevuto, quale importanza ne avete dato? E se non c’è possibilità di poter far accoglimento, perché non vi siete posti in un luogo più appartato?

Sappiate che il tempo in cui sono dispensate maggiormente le grazie, che avvengono miracoli, i portenti divini, nel quale potete essere sanati, guarite le malattie, districati problemi, è il tempo in cui Io sono stato in voi. È nel tempo di ringraziamento che vengono effusi tutti i miei beni in voi, che vi danno rigenerazione spirituale ed anche fisica. Ma quale ringraziamento avviene?

Quand’è che nasce un figlio, se non c’è fusione nella coppia? Lo stesso avviene nello spirito. Se l’anima, se il cuore, se la mente, se non il medesimo corpo, non si dispone all’unione con me, quale discendenza e tributo di grazie ne potrà sorgere? E quando vi ponete in adorazione i vostri sensi si effondono al mio sguardo che vi sto rimirando nell’Eucaristia? I vostri sensi si protendono a me? Pregate nella spontaneità del vostro cuore o siete fermi e arenati a formule prescritte, mentre la vostra mente è lontana?

Figli, Iddio si offre a voi e vi dà tutto, la vita e oltre di essa, ma chiede al suo amore gratuito e creante che gli offriate voi stessi, il vostro cuore, per aprirvi la porta della sua Persona e del suo Regno.

Vi benedico.

 

     Il vero Pastore

24/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, Io sono la porta delle pecore, l’unica porta che permette l’accesso al Regno. Se altri si dichiarano porte per entrare nei Cieli sono falsari o menzogneri, di chissà quali sette esoteriche, discipline orientali, in santoni e profeti che si ritengono tali, poiché Io sono l’unico vero Pastore, colui che si fa via e guida per le pecore, che le aiuta ad attraversare valli pure sperdute, tunnel oscuri perché possano rivedere la luce del sole.

Io sono colui che le cura, le conduce, che parla loro, le richiama, che ha dato la vita per esse per condurle nel recinto dell’ovile Santo.

Io vado vagando per le vallate e le strade del mondo senza posa, richiamando le pecore smarrite per condurle alla retta via. Vado a cercare quelle malate e ferite per guarirle, quelle che belano disorientate e rimaste sole per condurle di nuovo unite al gregge. Non c’è altro pastore che le ami come le amo Io. A me appartengono, dato che le ho pagate a caro prezzo.

Esse debbono percorrere l’intero percorso bagnato dal mio Divin Sangue per varcare la mia Persona che si fa porta a rifugio della loro salvezza.

Al mio soccorso, alla mia opera, ho chiesto collaboratori che mi aiutino a radunare le greggi. È vasta la pianura e la massa delle pecore da raccogliere, sicché ho chiamato i miei ministri a fare le mie veci. Non sono essi la porta, Io ne sono il sommo Pastore, ma essi sono coloro che con me aiutano le greggi a venirmi dietro, a seguirmi, ad entrare nella mia porta.

Per operare tale mandato debbono camminare, debbono andare, farsi operosi e raccogliere per me le pecore disperse, curare le loro ferite, salvare quelle cadute nei precipizi, andarle a liberare dal morso dei lupi che vogliono sbranarle, ma ahimé quale dolore.

Cosa Io vedo. Vedo molti sacerdoti ormai statici, fermi, chiusi nella sicurezza delle loro mura. Molti si sono fatti indifferenti: aspettano solo che le pecore vengano da sole in chiesa, ma non si adoperano a cercarle. Effettuano le funzioni prescritte pensando con ciò di aver assolto il loro intero compito.

Altri ancora scavalcano lo stesso Pastore, la mia Persona, si pongono innanzi a me, dato che ne vogliono vivere le loro glorie umane. Vivono per sé stessi e usano le medesime pecore come fossero la loro corte per dare ad esse sfoggio. Quale grave responsabilità.

Molti altri non vanno per timore di rifiuto, di essere disprezzati, hanno paura delle porte che si sbattono e si chiudono alla loro presenza, non comprendendo che solo se il sacerdote si spezza e si fa pane per le anime, che il suo apostolato e il suo ministero vive.

Come potrà riuscirci, come potrà essere fedele e coraggioso nella sua missione salvifica, se non ricopre le orme bagnate del sangue del suo Signore, se non ascolta per primo la mia voce melodiosa, se non pone i suoi occhi nei miei occhi per far sì che porti riflessa la mia immagine? Solo così potrà fare le mie veci ed aiutarmi a condurre le pecore in modo che entrino nella mia porta santa.

Ricordate, un solo sacerdote santo salva molte anime, dato che lo spirito in lui parla chiama, attrae, crea e riforma a nuove tutte le cose, illumina il cammino e fa tornare molte pecorelle all’ovile del loro Signore.

Solo quando un sacerdote, egli stesso è entrato nella porta del suo maestro e salvatore, compenetrato della mia conoscenza, della mia essenza d’amore, della visione della mia entrata che conduce alle verità rivelate che donano ogni bellezza e ricreazione, allora il sacerdote potrà avere l’amore, l’ardimento, la gioia di portare tali doni ai suoi fratelli, alle pecorelle affidatigli per tornare insieme verso l’accesso del giardino di Dio, nelle sue di verdi praterie ove non mancherà né più acqua, né erba, né riparo, né la letizia di ogni diletto.

Vi benedico.

 

     Il vero cristiano

26/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, nella prima lettura San Barnaba e San Paolo riuniscono alla loro predicazione un certo numero di fedeli, che per la prima volta si chiameranno cristiani.

Ma chi è il cristiano? Il cristiano è chi segue Gesù Cristo, che si uniforma a me, che si fa parte di me, di me che sono il buon pastore, e i miei cristiani si fanno le mie pecore.

Come riconoscerli? Essi, come me, vengono riconosciuti dalle opere che compiono, danno rivelazione della mia Persona, della mia natura, di chi sono con la loro testimonianza. Manifestano nella loro vita la mia misericordia e carità. Quando seguono i miei insegnamenti, compiendo ciò che affermano di credere. Quelli la cui persona mi si fa simile. Ecco, essi sono veramente cristiani.

Non basta che i fedeli partecipino alle funzioni della Chiesa e si dichiarino tali. Che lo siano, dato che se il loro comportamento è tutt’altro, se si fa contrario alle Leggi divine, questi non sono le mie pecore anche se si camuffassero bene nella loro apparenza e nei loro modi, ma ai miei occhi niente è nascosto e si rivela per quello che sono.

Le posizioni di alcune realtà non sono sempre nette e visibili come chi mi si oppone apertamente. Spesso la moltitudine dei cosiddetti cristiani compiono pure ciò che è buono, ma mischiato a ciò che è errato. Da una parte proclamano il mio Nome, ma miscelato la confusione degli idoli di questo povero mondo, cosicché Io ne prendo il bene fatto e cerco di guidarli a vivere verso la pienezza della verità della fede.

Un autentico cristiano è chi ascolta la mia voce. Non si fa disattento e indifferente alla mia parola, corre al mio richiamo e si fa disponibile al mio servizio. Mi riconosce per quello che sono: il suo Signore, e si fa ubbidiente e docile alla mia sequela. E quand’anche la sua via al mio seguito si facesse molto sofferta, o ferita e percossa per i colpi e le prove che vi incontra, o se sbandato si perdesse per altri sbagliati percorsi, basta che mi richiami col suo belato di aiuto, che Io vengo subito al suo soccorso. La cura e lo pongo anche sulle mie spalle, la porto al sicuro del mio recinto, al riparo certo dalla ferocia delle belve. Il mio sguardo è costantemente su di essa e la proteggo come la pupilla dei miei occhi.

Il cristiano segue in primis i divini comandi. Non può dire di amarmi e poi trasgredirli, e seppur ne facesse mancanza ad essi il suo cuore ne avverte subito la ferita allo strappo al Divino Amore: ne geme e ne invoca il mio perdono, in modo che la riprenda di nuovo a me.

Chi mi ama non sorpassa il mio passo, ma resta dietro con il gregge e mi segue fedele, fidandosi di me che sono il suo pastore. Non ce n’è un altro come me. E al loro amore corrisposto che mi segue, di certo Io farò che egli non mi venga sottratto, combatterò per la sua anima: lo condurrò nella mia casa salvo, ove niente sarà mancante.

Vi benedico.

 

     A chi il Signore rivela i suoi segreti?

28/04/2026

Gesù

Mia piccola Maria, a chi il Signore rivela i suoi segreti? A chi dona le sue confidenze? A chi dà manifestazione della sua natura, di ciò che fa parte della sua opera, se non a chi è piccolo, umile e semplice, così come afferma il Vangelo di oggi, differentemente dai superbi, dai molti boriosi che pur dotti e potenti, sapienti che hanno anche studiato scienze teologiche, si sono fatti però superbi delle loro conoscenze e delle facoltà acquisite, che se non poste al servizio della verità, se non conformi al pensiero divino, ne entra sempre l’errore o la vanagloria che il Santissimo Padre non accoglie, voltando lo sguardo altrove, poiché essi danno conferma di non amarlo, e non amandolo come possono conoscere e sondare la sua reale essenza?

Non avendo relazione con quel Dio di cui poi discutono e ne vogliono dare insegnamento agli altri, rimanendo esterni a lui, al suo amore, come possono capire chi egli sia veramente? Sia che sia un padre amorevole che perdona facilmente, le cui viscere paterne e misericordiose si protendono sulle sue creature, ma nemmeno comprendere ch’egli è anche in un Dio incommensurabile e terribile nella sua potestà, che non cambia il suo pensiero che è eterno, che la sua legge è immutabile, che al male per il male compiuto, se non c’è pentimento, se non c’è remissione alla sua condanna, se non c’è riconoscimento all’onta commessa e nessun riscatto ad essa, sussiste la sua giustizia che va riparata.

Oggi nella dottrina insegnata o c’è spesso la descrizione di una distanza, di un distacco di lontananza dall’Amore Divino, o c’è una misericordia errata che accoglie la colpa per la colpa in ogni mancanza di omissione a conversione, e che il Santissimo non accredita.

Chi può capire l’equilibrio delle sue realtà divine che si fondono insieme e si fanno un’unica natura? Chi lo può comprendere, se non i piccoli, se non gli umili? Mentre all’inferno troverete chi se non i potenti, i dotti, la cui alterigia e superbia si è innalzata e ha sovrastato in essi, dato che hanno cercato la gloria umana scavalcando Dio o usando per i loro fini Dio stesso.

Le ricchezze, il potere, la conoscenza delle cose per dare innalzamento a sé stessi si fanno una grande tentazione nell’uomo, che li porta ad usare male e sfruttare tutti i talenti e doni ricevuti per dare solo risalto e scala sociale a sé stesso. Ne entra ogni fomentazione al male per portare pure danno sul prossimo.

È a questo motivo che vi chiedo che non abbiate ambizioni di dominio e grandezze, accontentandovi di ciò che siete e ove il Signore vi ha posto, quale opera vi abbia dato da compiere. Non oltrepassato il suo passo, ma camminate un passo indietro in modo che egli diriga la vostra via e vi conduca alla sua casa nel Regno.

E seppur vi venisse data una missione di prestigio, un mandato di altezze nobili, ponete tutto ai piedi del Signore, ponete tutto al suo servizio dimenticando voi stessi per operarne il suo bene e a solo sua gloria. Non oltrepassate la sua Persona: lasciate chi Dio vi preceda per far sì che vi apra la retta strada per infonderla della sua benedizione, rendendo l’opera a cui siete chiamati a lavorare santa e feconda. Egli stesso ne farà grandi cose nel suo Cuore e secondo il suo pensiero, adempiendo così al suo Santo Volere.

A voi, che vi rapportate in questo modo, che di lui vi fate confidenti r intimi, che in lui avete fiducia, il Santissimo Padre ne aprirà lo scrigno dei suoi tesori e ne rivestirà la vostra anima. Farà di voi i suoi piccoli Giovanni.

Oggi, che ricordate Santa Caterina da Siena, cosa è stata questa santa così innalzata, se non una piccola. Piccola non solo nella sua statura, ma piccola nella sua profonda umiltà, sicché Iddio ne ha spalancato alla sua mente le luci dello Spirito Santo per darne lume della sua sapienza, a lei che era illetterata, facendola dottore della Chiesa.

Chi è che si fa santo? Chi si abbandona fidente nelle braccia di Dio e ne ha assaporato e si è abbeverato al suo Divino Amore.

Vi benedico.